PARKINSON: LA DIAGNOSI PRECOCE È SEMPRE PIÙ POSSIBILE

Quali sono gli indicatori che possono giocare un ruolo importante nell’intercettare precocemente il Parkinson? Ecco quelli ai quali prestare maggiore attenzione, individuati in base alle più recenti ricerche.

A ricercatori e neurologi sono già noti da tempo più fattori di rischio correlati alla malattia di Parkinson. I principali sono la familiarità, l’età avanzata, il sesso maschile, l’etnia (più colpiti sono i Caucasici) e diversi fattori ambientali (in particolare l’esposizione a idrocarburi), oltre a traumi cranici e disturbi dell’umore come la depressione.

Oltre a questi fattori, recentemente sono stati individuati tre indicatori, particolarmente importanti perché consentono di identificare i segnali della malattia anche 10-15 anni prima che l’esordio dei più noti disturbi del Parkinson -tremore, rigidità e rallentamento motorio- diventi clinicamente evidente.

I neurologi li chiamano indicatori S.O.S, acronimo di Sonno-Olfatto-Stipsi. 

Li descrive in questo video-intervento che ha introdotto la Giornata Nazionale Malattia di Parkinson 2023 organizzata a Padova dalla nostra Associazione, il prof. Angelo Antonini, responsabile del Centro Studi per la Neurodegenerazione (CESNE) dell’Università di Padova e dell’Unità per la malattia di Parkinson e per i disturbi del Movimento dell’Azienda Ospedale Università di Padova. 

Approfondiamoli insieme.

Il disturbo del sonno è un primo sintomo altamente predittivo del Parkinson.

I disturbi del sonno sono infatti molto comuni nelle persone colpite da questa malattia neurodegenerativa. Per loro il rischio di soffrire di insonniaparasonnia e altre irregolarità nel ciclo veglia-sonno, come ad esempio tremore, rigidità, dolore e sindrome delle gambe senza riposo, è spesso elevato.

Dormendo meno e peggio, le persone con Parkinson tendono a essere stanche e assonnate durante il giorno, subendo in alcuni casi anche degli sbalzamenti dell’umore 

Un’altra manifestazione precoce del Parkinson consiste nella perdita o nella riduzione del senso dell’olfatto

Riduzione olfattiva: uno dei segni premonitori della malattia di Parkinson

Nel caso la riduzione olfattiva si manifesti, meglio dunque non sottovalutarla e rivolgersi a un/a neurologo/a. 

La stipsi è un sintomo comune a più adulti. Tuttavia, se associato agli altri 2 sintomi precedenti, e se compare intorno ai 40-50 anni in persone che fino ad allora avevano una normale funzione intestinale, può predire il rischio di Parkinson in maniera piuttosto precisa. 

Le persone con Parkinson hanno infatti maggiori probabilità di sperimentare problemi all’intestino. Tanto che, in alcuni casi, con il progredire della malattia, la sensazione di pesantezza e di sazietà possono anche condurre a potenziali disturbi nutrizionali. 

Semplici esami di laboratorio posso essere utili per diagnosticare in anticipo il Parkinson

Oggi è possibile identificare in anticipo le alterazioni legate alla malattia di Parkinson anche attraverso semplici strumenti di laboratorio come il prelievo ematico e un miniprelievo della cute, fino alla gastroscopia

Grazie a questi strumenti diagnostici precoci, i neurologi hanno modo di documentare le prime alterazioni a carico della proteina coinvolta, l’alfa sinucleina. 

Perché è importante “monitorare” questa proteina? Quando non funziona più correttamente, tende ad aggregarsi determinando la morte delle cellule nervose. In particolare, quelle che producono la dopamina: un neurotrasmettitore essenziale per il controllo del movimento, che diminuisce drasticamente nei malati di Parkinson.

Per prevenire o rallentare la progressione di questa malattia neurodegenerativa, migliorando così la qualità della vita in tutte le sue fasi, possono essere messi in atto alcuni fattori protettivi, derivanti soprattutto da stili di vita e “comportamenti virtuosi”.

Al primo posto l’attività fisica, seguita dallo stato di occupazione lavorativa e vita relazionale.

AVVERTENZA: Questo articolo ha carattere di divulgazione informativa, necessariamente generale.  Le informazioni contenute, pur basate su studi scientifici, non sostituiscono il consulto personalizzato di un professionista (neurologo/a, dietologo/a, fisioterapista, psicologo/a, e altri specialisti). 
Pertanto, il lettore non è autorizzato a considerare quanto qui pubblicato come consulto medico, né a prenderlo a pretesto per curarsi da sé.

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